William, grande artista, grande uomo. Abbiamo voluto dedicare questa pagina ad un amico che ci ha concesso le sue splendide opere non solo per abbellire il Centro, ma soprattutto per dare una vibrazione alta e spirituale all’ambiente. Guardando le sue opere non si sentono soltanto echi di paesaggi di pensiero, ma soprattutto si percepiscono mondi più sottili, che dialogano con il sentimento, con le emozioni e con l’anima. Grazie William.
Qui sotto un testo che Paolo Bettoni, storico dell’arte e amico del Centro, ha voluto dedicare alle opere di William.
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VIAGGIANTE
Tutti gli Uomini a modo loro sono viaggiatori e tutti gli Uomini sanno anche che il più lungo dei
cammini comincia con il primo passo.
Pochi Uomini però hanno la capacità o la sensibilità di percepire l’importante consapevolezza
contenuta nell’intenzione che spinge a muoverlo quel “primo passo”.
Quella presa di coscienza necessaria per un impersonale, e forse
passivo, soggetto, viaggiatore, in un presente e attivo Viaggiante.
Già molto è stato scritto sul percorso stilistico e sulla poetica del pittore William Vezzoli tanto che non mi soffermerò a ripetere annotazioni e commenti critici ampiamente diffusi e conosciuti nel panorama artistico locale.
Cercherò invece di approfondire, attraverso una personalissima analisi, l’evoluzione portata nella
sua arte dalla consapevolezza dell’essere un “viaggiante della pittura”, come lui stesso si definisce.
Azione primaria della pratica pittorica, dal suo istante primordiale, è quella di riprodurre la realtà
raffigurandola e fissandola all’interno di un’immagine che le sia il più fedele possibile. Sono ancora imprigionate nei loro istanti immutabili, sottratte per sempre allo scorrere del tempo, le figure degli animali e dei cacciatori nelle grotte preistoriche, gli dei e gli eroi della scultura greca, i Santi e i contadini degli affreschi medievali, le dame e i sovrani dei ritratti rinascimentali, i paesaggi degli impressionisti ottocenteschi e naturalmente anche i primi soggetti dei dipinti di Vezzoli: quegli scorci di paese «omaggio alle proprie origini e al proprio vissuto giovanile».
Ma poi, lentamente, il viaggiatore, pittore della realtà, si trasforma in Viaggiante.
L’imitazione muta prima in percezione, poi in contemplazione.
L’immagine come istante fissato eternamente diviene immagine dell’istante eterno.
La Realtà sublima in Idea, …in Essenza.
Ed è quasi d’obbligo che alla fine di questo processo meditativo, volto alla ricerca dello spirito del “fare pittorico”, la iniziale certezza legata alla rappresentazione della figura e ai contorni sicuri delle sue linee, si dissolva nell’impatto informale ed astratto dei colori. Campiture cromatiche disposte in modo armonico, generatrici anche di profondi contrasti, non sono più rappresentative di una realtà materiale completa ma divengono simboli evocativi di elementi primordiali (acqua, fuoco, terra e aria) o di dimensioni intellettuali e spirituali.
Le ultime opere di Vezzoli si sono evolute ulteriormente divenendo soluzioni miste in cui la pittura dialoga, completandosi e valorizzandosi, con elementi scultorei in carta, legno, metallo e stoffa.
A volte questi inserti possono essere veri e propri manufatti provenienti dalla realtà quotidiana, ma la consapevolezza del Viaggiante è, ancora una volta, in grado di trasformarli elevando il loro status da quello di comuni oggetti ad elementi artistici metafora della vita vissuta, intrisi del valore legato all’esperienza e alla memoria.
Un nuovo senso dello spazio che partendo dall’intima e personale dimensione del ricordo (pratica
prettamente umana originata dal legame profondo con la vita) fuoriesce dalla bidimensionale
superficie pittorica protendendosi nuovamente verso una tridimensionalità ricostruita, e non più
solo immaginata, in cui volumi e corpi riacquistano consistenza fisica e materica.
Ma tentare di ricreare la realtà, imitandola o interpretandola, non è forse il metodo pratico più
nobile di cui un Artista dispone per avvicinarsi a quella verità Divina, creatrice e traguardo ultimo,
significante e significato nella vita di ogni uomo?
Le parole migliori per concludere sono rappresentate da una citazione dello scrittore Marcel Proust ricordata, proprio mentre riflettevo sul significato dell’essere Viaggiante, ammirando alcune opere di William Vezzoli. Spero che possano riassumere degnamente il profondo significato della sua arte ma anche svelare a chiunque leggerà queste poche righe quel fondamentale principio di cambiamento di consapevolezza, primo motore nella trasformazione da “viaggiatore passivo nella propria vita a Viaggiante consapevole della propria esistenza”.
«L’unica vera scoperta durante il viaggio non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi».
Paolo Bettoni
critico e storico dell’arte